Che fine ha fatto Babilonia?

Il suo nome è associato alla nascita della civiltà umana. Centro di grandi imperi che segnarono la storia della Mesopotamia a partire dal III millennio a.C., la sua fama si protrasse comunque nei secoli, come simbolo dello splendore orientale, coi suoi Giardini pensili e i suoi ricchi palazzi. Durante il Cristianesimo, Babilonia divenne il simbolo della corruzione morale, con il nome di Grande meretrice. Eppure, quando l’imperatore romano Traiano (98-117) portava le sue armate nel cuore dell’odierno Iraq, la città tanto declamata appariva già abbondantemente in abbandono.

Cosa rimane, oggi di Babilonia la Grande?

Andiamo a scoprire insieme una storia travagliata, che arriva fino ai giorni nostri.

I primi scavi

Dalla fine del XIX secolo, poi fino agli anni ’30, le rovine di Babilonia furono individuate a ridosso della moderna città di Al Hilla, 80 Km a sud di Baghdad. Protagonisti di queste ricerche archeologiche furono studiosi tedeschi, motivo per il quale la Porta di Ishtar, uno degli ingressi monumentali della città risalente al VI sec. a.C., è oggi conservata al Pergamon Museum di Berlino.

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Ricostruzione della Porta di Ishtar al Pergamon Museum: la porta era preceduta anche da una via per le processioni

 

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Le rovine della città in una foto del 1932

Babilonia sotto Saddam Hussein

La storia travagliata di Babilonia segue di pari passo le vicende del moderno Iraq.

Durante la dittatura di Saddam Hussein, infatti, la propaganda del regime voleva mettere in risalto la grandezza della civiltà babilonese, quale elemento fondante dell’identità nazionale irachena. Questo comportò pesanti lavori di ricostruzione all’interno del sito archeologico, come ad esempio il Teatro greco, che fu completamente riedificato.

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Mappa del sito archeologico di Babilonia

Base militare: un ultimo, incredibile colpo al sito

Dopo l’invasione militare americana del 2003, nel perimetro di Babilonia sorse una base militare, affidata successivamente ai soldati polacchi. Questo fu un ulteriore colpo per il sito archeologico, già compromesso precedentemente. Il continuo passaggio dei mezzi militari pesanti, il terreno utilizzato per i parapetti delle trincee (alcune scavate nei contesti archeologici), l’installazione di una pista di atterraggio per elicotteri, provocarono danni incalcolabili. L’esercito americano non prese granché in considerazione le proteste degli archeologi e nel 2005 John Curtis, responsabile del dipartimento per il Medio Oriente del British Museum, dopo il suo sopralluogo, affermò in maniera secca: “Questo equivale a creare un campo militare attorno alla Grande Piramide in Egitto o a Stonehenge in Gran Bretagna.” Non mancarono anche segnalazione di saccheggi.

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Marine americani davanti al sito archeologico: si possono notare le ricostruzioni moderne degli antichi palazzi 

Tentativi di recupero

Fortunatamente, la base militare fu smantellata e il sito archeologico dal 2009 fu riaperto al pubblico. Da allora si sono susseguiti diversi investimenti per il recupero del sito archeologico. Babilonia fu minacciata di essere investita da un’offensiva dell’Isis nel 2014, ma fortunosamente scampò all’occupazione dei miliziani islamisti.

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Foto panoramica delle rovine di Babilonia, da una foto di un soldato americano del 2005

Oggi la zona di Babilonia è completamente al di fuori delle zone insicure dell’Iraq e può essere visitata liberamente. Per chi comunque volesse aspettare la fine della situazione di conflitto in quel paese, non possiamo che raccomandare di aggiungere una visita a Babilonia nella wish-list  delle cose da fare, per godere di una grande emozione. Chi vuole passare per Berlino, invece, può certamente ammirare la Porta di Ishtar al Pergamon Museum.

Qual è la morale finale di questa storia? Certamente, si può dire: “Fate l’archeologia, non la guerra”.

 

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