Paganesimo Vs Cristianesimo: Perché facciamo il presepe?

Molti di voi si staranno chiedendo:
“Ma perché facciamo il presepe?”
“Per devozione”, qualcuno risponde.
“Perché San Francesco d’Assisi nel 1223 realizzò la prima rappresentazione vivente della Natività”, mormora l’altro.
Entrambe le risposte sono vere ma Archeo Cafè è qui per ricordarvi e farvi conoscere i veri motivi storici/religiosi e culturali.

I Lares Familiares

Per comprendere la tradizione e la genesi del moderno presepe, può essere utile ricordare la figura del lares familiares, profondamente radicata nella cultura etrusca e latina.
I larii erano gli antenati defunti che, secondo le tradizioni romane, vegliavano sul buon andamento della famiglia. Ogni antenato veniva rappresentato con una statuetta, di terracotta o di cera, chiamata sigillum (da signum = segno, effigie, immagine).
Le statuette venivano collocate in apposite nicchie e, in particolari occasioni, onorate con l’accensione di una fiammella. In prossimità del solstizio d’inverno si svolgeva la festa detta Sigillaria (20 dicembre), durante la quale i parenti si scambiavano in dono i sigilla dei familiari defunti durante l’anno.
In attesa della festa, il compito dei bimbi delle famiglie riunite nella casa patriarcale, era di lucidare le statuette e disporle in un piccolo recinto nel quale si rappresentava un ambiente bucolico in miniatura. Nella vigilia della festa, dinnanzi al recinto del presepe, la famiglia si riuniva per invocare la protezione degli avi e lasciare ciotole con cibo e vino. Il mattino seguente, al posto delle ciotole, i bambini trovavano giocattoli e dolci, “portati” dai loro trapassati nonni e bisnonni.

La tradizione cristiana

Dopo l’assunzione del potere nell’impero (IV secolo), i cristiani tramutarono alcune feste tradizionali in feste cristiane, mantenendone parte dei riti e delle date, ma mutando i nomi e i significati religiosi. Essendo una tradizione molto antica e particolarmente sentita (perché rivolta al ricordo dei familiari defunti), la rappresentazione dei larii sopravvisse nella cultura rurale con parte del significato originario almeno fino al XV secolo e, in alcune regioni italiane, anche oltre.

Ma il presepe non è solo una tradizione proveniente dal mondo pagano,è anche carico di simboli provenienti dai vangeli:

La mangiatoia, l’adorazione del piccolo Gesù e gli Angeli nel cielo si ritrovano nei vangeli di Luca.
Il manto azzurro di Maria, rappresentazione del cielo, come la veste marrone di Giuseppe, simbolo d’umiltà, sono elementi mutuati dalla iconografia propria dell’arte sacra, nel tempo divenuti particolari costanti della cultura presepiale. Nel Vangelo non si parla di animali e che quindi il bue e l’asino non erano nella stalla ma la tradizione vuole rappresentino rispettivamente gli Ebrei ed i pagani.
Anche la stalla o la grotta in cui Maria e Giuseppe avrebbero dato alla luce il Messia non compare nei Vangeli canonici: sebbene Luca citi i pastori e la mangiatoia, nessuno dei quattro evangelisti parla esplicitamente di una grotta o di una stalla.
In ogni caso a Betlemme la Basilica della Natività sorge intorno a quella che è indicata dalla tradizione come la grotta ove nacque Cristo e anche quest’informazione si trova nei Vangeli apocrifi. Tuttavia, l’immagine della grotta è un ricorrente simbolo mistico e religioso per molti popoli soprattutto del settore mediorientale: del resto si credeva che anche Mitra, una divinità persiana venerata anche tra i soldati romani, fosse nato da una pietra.
I Magi invece derivano dal Vangelo di Matteo e dal Vangelo armeno dell’infanzia. In particolare, quest’ultimo fornisce informazioni sul numero e il nome di questi sapienti orientali: il vangelo in questione fa i nomi di tre sacerdoti persiani (Melkon, Gaspar e Balthasar), anche se molti studiosi sostengono che i Re Magi rappresenterebbero le tre popolazioni del mondo allora conosciuto: Europa, Asia ed Africa, infatti sarebbero un persiano – che reca oro in dono -, un arabo meridionale – che offre l’incenso – ed un etiope – che con sé porta la mirra

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